
Sono riuscita ad arrivare a Kalamata prima del termine previsto! 19 giorni e 20 ore in bicicletta, completamente da sola. Una “corsa infernale”.
Rapporto & video fra poco


Iscrivermi al Transcontinental Race è stato prima di tutto un momento di pura eccitazione – seguito quasi subito dalla consapevolezza che forse mi ero preso un impegno un po’ troppo grande. Sensato? Mmm… non proprio.
Ma quando ho visto i dettagli del TCR 2026 — da Trondheim, Norvegia a Kalamata, Grecia — ho capito: qui voglio andare… o forse devo andarci.
Devo ammettere che un po’ l’idea me l’ha messa in testa anche Hermann.
E ancora una volta, quando ho inviato la mia candidatura, pensavo che non mi avrebbero accettato.
E invece mi sbagliavo.

Ecco cos’è il TCR:
Il Transcontinental Race (TCR) è una delle gare ciclistiche di ultra-distanza più impegnative al mondo. Il percorso si estende per diverse migliaia di chilometri attraverso l’Europa — senza soste forzate, senza supporto esterno e senza una rotta fissa, se non tra pochi checkpoint obbligatori e alcune tratte obbligatorie.
Non è permesso alcun supporto esterno: navigazione, cibo, sonno, riparazioni e resistenza mentale sono interamente responsabilità dei partecipanti. La gara si svolge 24 ore su 24 e quest’anno coprirà probabilmente più di 5.000 chilometri, attraversando paesi, climi e paesaggi diversi.
Il TCR è più di una gara ciclistica. È un progetto estremo di resistenza e avventura, in cui strategia, autonomia e forza mentale sono importanti quanto la forma fisica.

Le prime ricerche a fine 2025 sul percorso hanno evidenziato almeno 5.000 chilometri e oltre 50.000 metri di dislivello.
Non posso rivelare nulla della mia pianificazione, che a giugno non è ancora completata, ma ecco alcune informazioni sui tratti obbligatori.
E LA FINE ALL’INIZIO:
Alla fine c’è la speranza di riuscire davvero a completare questi oltre 5.000 chilometri da Trondheim a Kalamata. Un percorso che attraversa interi paesi, catene montuose e zone climatiche diverse – e che, nella sua interezza, sembra quasi impossibile da immaginare quando si è sulla linea di partenza.
Eppure l’obiettivo è proprio questo: arrivare in 20 giorni. Non pianificare tutto alla perfezione, non conoscere ogni decisione in anticipo, ma continuare a pedalare giorno dopo giorno e trasformare il percorso stesso nel risultato.
E ora, venite con me in questo viaggio… per il momento solo nella mia testa…
A luglio potrete seguirmi in diretta e mandarmi tutti i vostri pollici alzati!!!
Parco 1: Da Trondheim a Røros
Il via viene dato la sera a Trondheim. Dopo l’emozione degli ultimi preparativi e del conto alla rovescia condiviso, si parte subito verso il paesaggio norvegese. I primi chilometri si svolgono principalmente su asfalto in direzione sud, intervallati da alcuni tratti sterrati che richiedono fin da subito concentrazione e scelte di traiettoria precise.

Con circa 200 chilometri e circa 3.000 metri di dislivello, questo primo tratto è tutt’altro che un semplice riscaldamento. Il percorso attraversa le vaste e spesso isolate regioni della Norvegia centrale e trasmette fin da subito la sensazione di libertà e avventura che caratterizza la Transcontinental Race.
Poiché la partenza avviene la sera, molti rider trascorreranno gran parte della prima notte in sella. Chi riesce a gestire bene il sonno e a trovare il proprio ritmo può già impostare le basi per i giorni successivi.
L’arrivo del primo parco è a Røros, una storica città mineraria e sito patrimonio UNESCO. Dopo i primi 200 chilometri, lì non c’è solo il primo checkpoint, ma anche la sensazione di essere davvero entrati nella gara.
Ci sono già stato una volta: Lærdalsøyri
Parco 2: Sterrato nelle montagne norvegesi

Come ci arrivo? È un segreto. Una possibilità è attraversare la spettacolare regione montuosa norvegese tramite la Jotunheimvegen, una delle strade sterrate più leggendarie del paese. Il percorso attraversa un’ampia zona d’alta montagna con viste spettacolari su laghi, montagne e altipiani infiniti.
Il fatto è che devo raggiungere l’inizio del tratto obbligatorio: circa sette chilometri di sterrato lungo il lago Vinstri.
Il fondo è generalmente tecnicamente facile da pedalare, ma richiede comunque attenzione e adattamento della velocità. Vento, meteo e altitudine possono rendere il tratto più impegnativo.
CP1: Flåm

Il primo checkpoint si trova nel piccolo villaggio di Flåm, alla fine dell’Aurlandsfjord. Incastrato tra ripidi versanti montuosi e il fiordo profondo, il luogo appare quasi surreale per la sua calma rispetto ai chilometri precedenti.
Per i corridori, Flåm non è solo CP1, ma anche un primo momento di “arrivo” nella gara. Dopo ore intense e i primi grandi dislivelli, è un’occasione per respirare, controllare il materiale e prepararsi mentalmente ai prossimi tratti.

Già qui però è chiaro che le sfide successive non saranno meno impegnative – soprattutto la famigerata Rallarvegen, che come parte del percorso successivo può diventare una vera prova anche per la bici da corsa.
Parco 1b: Rallarvegen verso Finse
La Rallarvegen è una delle strade sterrate più famose e impegnative della Scandinavia. Originariamente costruita come via di rifornimento per la ferrovia di Bergen, attraversa un paesaggio alpino aspro tra Flåm e Finse.

Nel contesto della gara, questo tratto è molto più di un semplice panorama: è una vera prova per atleta e mezzo. Il fondo è composto da ghiaia grossolana e pietre sciolte e varia molto in base al meteo.
Con una salita costante, la strada porta verso regioni sempre più alpine, tra rocce, neve e stazioni ferroviarie isolate. L’isolamento e il clima duro aumentano la sensazione di trovarsi lontanissimi dalla civiltà.
Verso Wiesenberg – 1500 chilometri di libertà di pianificazione
Dopo Finse inizia una delle parti più aperte e forse più interessanti dell’intero percorso: circa 1.500 chilometri da pianificare completamente da soli. La grande domanda è: come arrivare in modo efficiente a Wiesenberg, in Repubblica Ceca?
Il primo passo non è affatto ovvio. Tornare verso sud passando ancora per il Rallarvegen e Geilo, oppure scendere prima su asfalto per guadagnare velocità? E poi? Oslo e la Svezia, oppure una rotta più diretta e più selvaggia?
Altre opzioni includono lunghi tratti in Svezia con passaggi veloci verso sud oppure deviazioni verso il Mar Baltico con eventuali traghetti. Ogni scelta comporta compromessi tra dislivello, qualità delle strade e recupero.
Questa fase definisce il carattere della gara: nessuna linea predefinita, nessun giusto o sbagliato, solo decisioni continue tra velocità, rischio e strategia personale.
Alla fine conta solo una cosa: decidere e continuare a pedalare.
Parco 2a: Wiesenberg e la salita al Praděd
Dopo un lungo tratto attraverso Polonia e Repubblica Ceca, da Wiesenberg (Loučná nad Desnou) inizia un’altra sezione importante verso i Monti Jeseníky.
Il percorso sale verso il Praděd, la vetta più alta della catena (1.492 m). La salita attraversa foreste fitte e lunghi tornanti.
Tecnicamente è pedalabile, ma la pendenza costante richiede ritmo e gestione delle energie.
In cima il paesaggio si apre, segnando un punto importante nel cuore dell’Europa centrale.
Parco 2b & CP2: Slovacchia – Demänovská Dolina

Il tratto successivo porta in Slovacchia, nella valle di Demänovská Dolina, nei Bassi Tatra. Foreste fitte e paesaggi carsici creano un terreno molto variabile.
Prima però c’è un lungo tratto completamente da pianificare attraverso l’Europa centrale.
La valle è anche una zona turistica e sciistica, con Jasná sul Chopok, uno dei principali comprensori della Slovacchia.
CP2 si trova qui e rappresenta un punto importante di orientamento.
Verso Sarajevo – rotta balcanica complessa
Dalla Slovacchia inizia uno dei tratti più complessi: la direzione Sarajevo. La distanza è nota, ma il percorso è aperto e influenzato da restrizioni su alcune strade.
Il risultato è un equilibrio tra navigazione legale, qualità delle strade e fattibilità reale.
Per evitare strade principali trafficate si usano vie secondarie, spesso molto variabili.
Tra Slovacchia e Sarajevo non esiste una linea unica, ma un puzzle strategico.
Parco 3: Sarajevo – la partenza sulla pista da bob

Il Parco 3 inizia con una discesa spettacolare sulla pista da bob olimpica del 1984.
Come controllare una bici carica su una struttura così ripida e stretta?
La pista è un simbolo delle Olimpiadi invernali e oggi è un luogo storico abbandonato ma ancora riconoscibile.
Qui passato olimpico e presente sportivo si incontrano.
Parco 4: Kolesjan – Peshkopi attraverso i Balcani occidentali
Il Parco 4 parte da Kolesjan e attraversa i Balcani occidentali. Il percorso attraverso Bosnia, Serbia, Montenegro, Kosovo e Albania richiede molte decisioni logistiche.
I confini diventano un elemento centrale della strategia.
Arrivo a Peshkopi, in Albania, in una regione montuosa vicino alla Macedonia del Nord.
Da Peshkopi a CP4 – verso Leskovik

Da qui inizia un altro tratto libero verso Leskovik. La direzione è chiara, ma il percorso è aperto.
Un punto mentale importante è il lago di Ohrid, che può essere aggirato su lati diversi con profili molto differenti.
In Albania anche la qualità delle strade è un fattore decisivo.
Un altro elemento sono i cani randagi, presenti soprattutto nelle zone rurali.
Da Leskovik al percorso finale – Albania, Grecia e fine del viaggio
Da Leskovik si entra nella fase finale verso il percorso conclusivo. Si passa in Grecia, con controlli di frontiera variabili.
La famosa ponte di Antirio non è percorribile in bici, quindi si usa il traghetto.
Segue la scelta finale tra costa e interno.
Arrivo a Olimpia, punto di partenza del tratto finale.
Percorso finale – circa 180 km fino a Kalamata
Da Olimpia inizia l’ultimo tratto.

Salite e discese continue, ritmo irregolare, caldo estivo intenso.
Poca ombra e grande necessità di idratazione.
A Kalamata si trova il Delfino di Poseidone, simbolo finale della gara.
Dopo migliaia di chilometri attraverso montagne, confini e città, il delfino diventa il segno finale del percorso – un simbolo silenzioso ma potente di arrivo, del mare e della fine del viaggio.