… ovvero: perché a Capodanno non si può andare a dormire presto

Brevetto del Ventoux dell’Ara Breisgau (km 600)
L’iscrizione è stata già di per sé un piccolo evento: esattamente a mezzanotte, nei primissimi secondi del nuovo anno. Mentre gli altri brindavano con lo spumante o ridevano davanti al tradizionale “the same procedure as every year” guardando Dinner for One, io ero ben sveglia davanti al computer. In realtà avrei voluto andare a letto presto – ma pare che i posti disponibili spariscano nel giro di pochi minuti dopo mezzanotte. Quindi: Buon Anno – clic!
Il momento clou del tour? La conquista del leggendario Mont Ventoux.
E sì: ho ottenuto un posto!
L’evento si svolge nell’ultima settimana di marzo. Alle nostre latitudini questo significa più “giacca invernale e guanti” che primavera. Poco più di 600 chilometri da Freiburg im Breisgau a Nyons – con un tempo limite di 40 ore. Sembra impegnativo. Probabilmente lo è.
Dai racconti di chi ha partecipato negli anni scorsi ho sentito solo entusiasmi: paesaggi splendidi, organizzazione perfetta, molti tratti su piste ciclabili. Non conosco ancora la zona – il che rende tutto ancora più interessante.
L’entusiasmo però ha subito una piccola flessione quando ho studiato meglio la logistica. Primo punto: arrivare a Friburgo in treno. Io + bici + treno = leggera ansia. L’ascensore funzionerà? Il posto bici sarà davvero libero? Riuscirò a far entrare tutto? Un’avventura prima dell’avventura.
Poi i due giorni di brevet, nei quali spero di arrivare puntualmente a Nyons. Il giorno dopo, chi vuole può proseguire fino a Bédoin, sul versante sud del Ventoux – perché a marzo il versante nord è ancora chiuso. Piccolo dettaglio: Bédoin era già tutto esaurito. In contemporanea si svolge una gara podistica. Perfetto.

E quindi via con i piani alternativi: portare l’auto a Bédoin un giorno prima? Poi tornare in treno (un altro “giorno complicato con la bici”) a Friburgo per la partenza? A livello logistico stava diventando una piccola tesi di laurea.
E dopo l’assalto al Ventoux? Rientro in treno. TGV + bici significa borsa da trasporto: la mia fedele compagna di acciaio deve viaggiare travestita da innocuo bagaglio. Per due giorni di brevet devo quindi mettere in conto un’intera settimana. L’efficienza è un’altra cosa.
Per fortuna il problema dell’alloggio a Bédoin si è risolto in modo molto simpatico: condividerò un appartamento con altri sette randonneur. Potrebbe diventare quasi memorabile quanto il Ventoux stesso.
Nel frattempo ho cucito un “vestitino” per la mia bici da corsa in seta da paracadute. Leggerissimo, elegantissimo. Devo ancora perfezionare la tecnica di imballaggio: al momento i vari pezzi si muovono un po’ troppo all’interno del pacchetto. Prima conquisto l’arte dell’impacchettamento, poi la montagna.
Ormai ero di nuovo piena di entusiasmo: treni prenotati, alloggi organizzati, tutto pianificato.
Se non fosse che stamattina, a colazione, ho letto due racconti del 2018. Meteo pessimo. Vento gelido. Descrizioni piuttosto epiche.
Metterò qui i link – dopo probabilmente non mi invidierete più 😉
Ma diciamolo: un po’ di dramma fa parte del gioco. Altrimenti sarebbe solo andare in bici.
I due resoconti solo in tedesco …
Mont Ventoux 2018 – Schön wird es erst, wenn alles vorbei ist (Andreas Herrmann) ![]() | Das Leben macht keine Geschenke (viavelo) ![]() |
